Cose che capitano – Cose che cambiano

Capita che un giorno studi e apprezzi un testo dedicato al copywriting e il giorno dopo ti ritrovi l’autrice che scrive nel tuo stesso gruppo Facebook di riferimento e provi quel brivido misto di sorpresa e vergogna (“Oddio, è se adesso scrivo qualcosa di sbagliato? Se faccio un errore di grammatica?”). Ci vorranno giorni prima che ritrovi il coraggio di postare in quello spazio anche una singola parola, ma saranno giorni spesi a non perderne nemmeno una di tutte quelle che vi scriveranno gli altri.

Le piccole cose nell’era dei Social Network.

Capita poi che quella stessa persona non sappia solo scrivere, ma abbia anche molti contenuti e tante belle opionioni da condividere.

E allora scopri che nell’era dei Social Network anche ci sono anche le grandi cose.

E’ il caso di IT GETS BETTER (www.itgetsbetter.org), progetto del giornalista americano Ben Savage nato per dare speranza a tutti gli adolescenti ghettizzati perché gay o presunti tali tramite video motivazionali di testimonianze di adulti che affermano appunto “Dai, resisti, le cose poi vanno meglio”.

I video sono diventati immediatamente di una viralità disarmante e subito il progetto ha cominciato a popolarsi di video di tante altre persone che volevano raccontare la propria esperienza a chi ancora deve viverla.

Non vi parlo oltre di questo bellissimo progetto, anzi vi rimando QUI, all’articolo di Annamaria Testa che me lo ha fatto scoprire o al loro sito web italiano http://www.lecosecambiano.org.

Mi ha molto stupito, invece,  il fatto che uno strumento quale il video virale – che per definizione ha come unico obiettivo lo share sui Social Network e proprio per questo non bada alla qualità del proprio messaggio – sia stato utilizzato in modo utile, etico ed efficace anche dal punto da un punto di vista “reale” come quello sociopsicologico. Una volta tanto, mettere un like o condividere un contenuto può veramente fare la differenza e i leoni o gli empatici “da tastiera” possono pensare sul serio di aver fatto qualcosa di buono pur rimanendo davanti a un PC.  Di solito, poi, i video virali che diventano famosi contengono bestemmie, grosse figuracce alla Paperisissima o gatti (tipo QUESTO).

Allora è vero che lo strumento è neutro ed è l’uomo a trasferirgli un’etica e che questo vale anche in comunicazione!

Sull’onda emotiva del momento, ho visto crescere Pagine Facebook da 0 a 50.000 like in una sola giornata. La gente è pigra e mettere “mi piace” assolve pienamente le esigenze di riscatto, censura o euforia sociale del 90% delle persone. Se solo si riuscisse a trovare più spesso un modo per rendere questi stupidi e pigri like utili a qualcosa…

Certo, sarebbe bello se qualcuno dal 2040 ci inviasse indietro nel tempo un video virale con il messaggio: “Giovane trentenne italiano, resisti che le cose poi vanno meglio!”

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About alessandrozuccherofino

Nacqui. Sto vivendo. Morirò.

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