L’Etnomuseo dei Monti Lepini – Roccagorga e il Resto del Mondo

“Roccagorga è anche altrove”

Quattro parole, 2 valigie polverose a terra, 4 impronte che portano chissà dove.  
Un gioiello minuscolo l’Etnomuseo di Roccagorga – non c’è Ellis Island che tenga – incastonato dove c’è sempre stata soltanto pietra. Là sui monti senza Annette, quelli Lepini.



Più Roccagorga diventava piccola – famosa la foto realizzata per l’inaugurazione dell’museo dove sulla scalinata del comune stavano in piedi TUTTI gli abitanti del paese – più le sue tragedie diventavano grandi.

Fine ‘800, Anni ’20, Anni ’40 e ’50 i figli di Roccagorga hanno seguito tutti i flussi migratori italiani. Sono sempre andati via con le loro valige polverose. Loro che, se avessero potuto, avrebbero seguito anche le rondini d’inverno e non capivano le cicogne che facevano i nidi.

Nel frattempo, sul Messaggero del 6 gennaio 2013 si leggeva 

“A Roccagorga questa mattina avvennero gravissimi fatti, in seguito a una rivolta popolare contro il municipio che, secondo i rivoltosi, sarebbe colpevole di aver principalmente trascurato il servizio sanitario. Il paese di Roccagorga, che dista 7 chilometri da Piperno e 35 da Frosinone, si trova nel centro dei monti Lepini, a 298 metri s.l.m. E’ un ex feudo dei Doria-Pamphilj. Gli abitanti sono circa tremila, esiste una forte emigrazione…”

“… un gruppo numeroso di intervenuti, comprese parecchie donne, volle recarsi sotto il Municipio e ripetere l’espressione della volontà popolare, affermata nel comizio stesso, e salì nei locali della Società a prendere la bandiera tricolore, che era stata esposta a un balcone e porsi in marcia verso il comune. L’apparizione del vessillo scatenò l’ira dei Reali Carabinieri e sul balcone si generò una violenta colluttazione per impedire che fosse asportata la bandiera, mentre si scatenavano nella strada tafferugli; i carabinieri allora si slanciarono verso colei che portava il vessillo per toglierlo dalle mani. Ma le donne raggruppatesi attorno alla vessillifera difesero accanitamente la bandiera, che nella ressa venne ridotta in brandelli, mentre l’asta finiva in pezzi…”

“… fu allora che il Tenente Gregori, Tenente dell’Esercito, il più alto in grado del presidio, che a quanto pare aveva perso la testa, visto sanguinare il viso di un soldato, ordinava il fuoco; e fu fuoco di plotone, secco e compatto.””


I lepini sono fatti di pietra, di quella dura che il sangue non va via. Facevano prima ad andarsene loro.

Via oltre quel mare che vedevano dalla Rocca e oltre quella pianura che non gli appartiene perchè c’è la palude con la malaria e perché quando non ci saranno più la palude e la malaria sarà data ai “cispadani” venuti da lontano per chiamarli “marocchini”.

Via ovunque non ci sia quello Stato che ti ammazza se protesti mentre ti sta lasciando morire.

Ci sono due valigie a terra all’etnomuseo di Roccagorga con la scritta “Roccagorga e anche altrove”. Se fai attenzione, ci sono anche le vecchine che ti spiegano come portare le ceste sulla testa in salita o i bambini e le donne che cadono sotto i colpi di fucile.

Finita la visita, la custode chiude il museo alle tue spalle e ritorna sulle scalette di quella casa che avevi trovato a fatica mentre cercavi un modo per entrare nel museo.

A Roccagorga non c’è più nessuno, soltanto le memoria che aspetta fedele il ritorno di tanti Ulisse.

Il museo etnoantropologico più bello del mondo: QUI trovate tutte le info per visitarlo.

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Nacqui. Sto vivendo. Morirò.

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