Scrivere non è questione di parole, ma di responsabilità!

Starete sicuramente pensando che il ruolo del nazista della grammatica mi calzi a pennello un po’ come la tuta al meccanico o la banana al selfie antirazzista.

Vi assicuro, invece, che non mi sento certo un membro dell’Accademia della Crusca o la professoressa Pisanò che in primo superiore metteva 4 ai miei temi dicendo ai miei genitori che non sapevo scrivere. Soprattutto sul lavoro, poi, non mi è mai passato per la testa di modificare, al di là di errori gravi, una sola parola dei testi altrui, anzi cerco sempre di spronare le persone ad essere se stesse nella scrittura.

C’è solo un atteggiamento nella comunicazione che mi manda veramente in bestia ed è la sciatteria.

Ogni santa volta che leggo cose tipo “x” al posto di “per”, “qlk” al posto di qualcosa, “k” al posto di “ch” et simila mi infervoro come un focolarino davanti ai libri di Harry Potter!

Capisco che è un modo di scrivere incentivato dagli SMS di vent’anni fa (vi ricordate quanto ci voleva a mandare un messaggio con un nokia?), capisco che oramai è un codice che ha perso completamente la sua valenza originaria e quindi chi lo usa non se ne rende conto, capisco tutto, ma quanto cazzo ci vuole a scrivere una parola per esteso con una tastiera? No, sul serio quanto ci vuole? Un centesimo di secondo in più?

Quando scrivo, comunico con qualcun altro attraverso uno strumento – la parola scritta – che rappresenta in modo inequivocabile non solo il mio stato d’animo, ma anche il rispetto che ho nei confronti di chi mi sta leggendo.

Se state al ristorante e ordinate pasta con i porcini e il cameriere va in cucina tornando in tempo reale dicendovi “Ecco, gliela porto con i galletti perché era già pronta e facevo prima. Tanto si capisce che è pasta con i funghi!”

Vi sollazzereste con i galletti o pretendereste di aspettare di più per i vostri porcini? E allora per quale motivo gli altri dovrebbero accontentarsi dei vostri “xké”?

La comunicazione è un forma d’amore. E’ il modo più bello che abbiamo per entrare in contatto con le persone che ci circondano. Oggi grazie ai Social Network l’accesso alle possibilità di comunicazione è facilissimo, velocissimo ed esaltante. Forse è per questo che lo diamo per scontato, ma scrivere male significa mancare di rispetto. Significa dire all’altro “Senti, tanto tu mi capisci lo stesso e io non posso mica sprecare centesimi di secondo preziosi a digitare tutte le lettere sulla tastiera. Ma sei matto? Sai quanto mi costa la manicure?”

In realtà, ogni volta che mozzate, mutilate, storpiate le parole e tutto il nostro splendido italiano state parlando sempre più a voi stessi e sempre meno agli altri. Date agli altri una parte di voi frettolosa e poco attenta,  sciatta appunto.

Alla fine si avvererà la profezia del mio collega Alessio che voleva realizzare un ASOCIAL NETWORK tramite il quale non sarebbe stato possibile né contattare né tantomeno essere contattati e il cui slogan di iscrizione avrebbe recitato “In questo momento, 500 milioni di persone si stanno facendo i cazzi loro”.

La comunicazione diventerà l’ennesimo onanismo sociale, ma almeno avremo unghie sgargianti xhcé la ns tipa delle unghie è the best.

P.S.

Ok, se state pensando che sono solo un tizio vecchio dentro che non fa altro che lamentarsi come gli anziani che giocano a scopa al bar sopra un tavolo peroni di quelli rossi sorseggiando cynar, avete ragione.

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About alessandrozuccherofino

Nacqui. Sto vivendo. Morirò.

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